mercoledì 28 dicembre 2011

28 Dicembre 2011

La fotografia, a quasi due secoli dalla sua invenzione, da meravigliosa e faticosa testimonianza non solo è diventata linguaggio universale, ma pure veicolo di continue e profonde trasformazioni sociali quando incontra i canali ottici che interconnettono il mondo, all'interno dei quali  si lascia trasportare alla velocità della luce, senza distinguere quali aree geografiche e culture native raggiungere all'istante. Eppure continuiamo a mantenere del fermo immagine (shot) l'idea si tratti di una specie di archetipo (negativo), mentre il flusso è talmente imponente ed ininterrotto che viene meno l'idea stessa di posa, come atto fondante la pratica fotografica. Ad essere più precisi, il vortice entro il quale si trovano a volteggiare con assoluta autonomia milioni e milioni di immagini al giorno nel mondo, esige l'adozione di un nuovo statuto per l'immagine, non più fondato sulla nozione di impronta, bensì su quella, più complessa e volatile, di schermo.

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