giovedì 6 dicembre 2012


Utilizzare il medium digitale per copiare una porzione di reale temporalmente determinata (fotografia) implica, per necessita' di elaborazione, l'esercizio corrente delle funzioni di fotoritocco, poiche' il file numerico immagazzinato nella scheda della fotocamera riproduce uno stato originals (Raw) suscettibile, in fase post-produttiva, di molteplici interventi  di modifica, via software. Il passaggio dalla camera oscura chimica a quella digitale ha comportato una radicale  trasformazione delle competenze tecniche necessarie all’operatore professionale. Ma è stato il Sistema Fotografia nel suo insieme ad essere investito da una rivoluzione tecnologico-culturale – quella digitale, appunto - seconda soltanto all’invenzione della stampa a caratteri mobili. Lo si voglia o no, ogni settore della Comunicazione – dalla Stampa periodica alla Radio ed alla Televisione nella loro versione elettronica, per restare ai mezzi classici – è oramai fortemente orientata all’interattività, sospinto a forza dalla prepotente irruenza dei flussi di dati che attraversano permanentemente  ed in tempo reale la Rete. Tra questi, buona parte è occupata dai testi audio-visivi, dove l’immagine fotografica esercita un ruolo determinante nel rinnovamento e nella trasformazione dei linguaggi prodotti dai Nuovi Media. Epocale, al punto in cui siamo, diventa il ruolo dei Social Media (Editoria Elettronica, Web e broadcasting audio-visivo) che consentono a chiunque, avendone mezzi e competenze, di diventare  l’editore di sè stesso. La dimensione software dell’atto fotografico mostra la propria egemonia economico-culturale quando impone modelli visuali che, per quanto personalizzabili, sono tutt’altro che distintivi. Il che significa, relativa autonomia dell'operatore nello sviluppo del risultato finale, nonché sovradeterminazione dei linguaggi e delle corrispondenti estetiche. Ma non è soltanto questione di "inconscio tecnologico" (F. Vaccari. Tutti gli strumenti tecnici - tra essi fotocamera e ciclo di produzione dell'immagine - fanno convergere su una funzione specifica un sistema di relazioni tanto complesse da essere difficilmente analizzabili con criteri di attendibilità scientifica. Forse, senza arrendersi all'imponderabile della filosofia, anche estetica, sarebbe il caso di verificare concretamente - nei fatti - quale tipo di potere viene esercitato attraverso l'uso di uno strumento.  Qualunque. Scopriremmo come il cambio di paradigma - da analogico a digitale - abbia completamente messo a nudo la nostra presunzione di conoscenza rispetto alla natura delle cose. Soprattutto laddove la simulazione diventa inganno palese e sistematico. 

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